Intervista a Nicola Bottosso

Alghero: intervista all'ultra maratoneta Nicola Bottosso

L'arrivo ad Alghero tra applausi e commozione

06/06/2017 15:33:00
Fabiola Gaia Clarissa Porceddu
Reporter Gold
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Nicola Bottosso, ultra maratoneta veneto classe 1979, è arrivato ad Alghero con il percorso Sardegna Coast to Coast toccando il cuore delle persone che lo hanno accolto e conosciuto in questi giorni, molti tramite Facebook (il potere dei Social Network quando si usano con intelligenza).

Partito il 2 giugno da San Teodoro è passato per Padru, Ala dei Sardi, Buddusò, Ozieri, Florinas, Uri, Surigheddu ed infine, a mezzogiorno, è arrivato nella soleggiata Alghero dopo otto ore di maratona dell'ultima tappa sventolando tra le mani la bandiera sarda e quella veneta.

Nicola si toglie le scarpe, è stanco ma orgoglioso e spende la prima mezz'ora per abbracciare e salutare chi aspettava il suo arrivo. Dopo di che lo rapisco giusto il tempo di fargli qualche domanda all'ombra del Bar Milese:

Com'è nata la passione per la corsa?

Dovevo sposarmi nel 2012, avevo qualche kg in più e mi sono detto: “iniziamo a correre”, e non mi sono più fermato. Ho cominciato prima in pista come fanno un po' tutti quando iniziano,poi mi sono innamorato delle lunghe distanze.

Sempre in mezzo alla natura?

Preferisco la natura perché trasmette emozioni che la pista o le gare non mi danno.

Quando hai capito che dovevi abbandonare l'agonismo?

Quando ho visto che dopo il lavoro dovevo andare in pista per gli allenamenti, seguire le tabelle, migliorare. La svolta è stata la maratona di Venezia dove ho speso sei mesi per prepararmi, al trentesimo km andava tutto bene, poi per una fatalità è andata drasticamente e mi sono detto che non faceva per me stressarmi oltre il lavoro, occuparmi della famiglia e cercare dei risultati che magari non arrivano. Preferisco correre in natura e sentirmi libero. Era diventato un obbligo, un lavoro, e volevo restasse una passione.

Parlando di rapporto tra uomo e natura, hai trovato ciò che ti aspettavi?

Ho trovato molto di più. Non mi aspettavo di arrivare qui e trovare la pioggia il primo giorno ma anche quella mi ha fatto capire di non dare per scontato mai niente. Tra un fulmine e una saetta, sentire il silenzio della Sardegna interrotto da questo fragore è stato bellissimo.

Faccio un riferimento alla Biophilia, la passione dell'uomo per la vita e per la natura, senti di appartenere a questo concetto?

Sì, assolutamente. Noi dobbiamo tanto alla natura ma la stanno maltrattando un po' tutti, ho visto tanta immondizia per strada e non è bello, speriamo che con questi eventi si riesca anche a mandare un messaggio per rispettarla di più.

Quali valori ti spingono a continuare nei momenti di difficoltà emotiva o fisica?

Sicuramente la rete di Emma. E' un comitato a sostegno dei bambini malati di tumore e quando penso al mio mal di piedi mi ricordo che in giro per il mondo ci sono milioni di bambini che stanno morendo. Questa è la forza che mi spinge ad andare avanti, so che sto facendo qualcosa che mi piace e ho la salute.

Cos'hai scoperto di “nuovo” in Sardegna? Qualcosa che non vieni a sapere dalla tv.

Potrei dirti profumi, sapori, ma il silenzio dell'entroterra è qualcosa che non avevo mai sentito. Ci sono stati dei momenti in cui sono riuscito a immergermi dentro me e a sentire anche le forze che arrivano dalla natura.

Immagino che avrai scoperto anche nuove amicizie adesso.

Assolutamente, come hai potuto vedere è nato tutto su Facebook ed è stato bellissimo vedere gente che è arrivata da Iglesias pervenirmi a trovare. Questo vale più di una medaglia.

Quali valori vuoi trasmettere alle persone che incontri?

“Ho radici ma non ho confini”, questo è il mio motto e vorrei trasmettere agli altri che tutti possiamo andare oltre l'ostacolo, se hai qualcosa in testa fallo, perché se perdiamo tempo avremo solo rimpianti. Sono partito a dicembre con questa idea del Coast to Coast e passo dopo passo l'ho messo in moto, fino ad arrivare a questo.

Ho letto che farai una maratona nel Deserto della Serbia.

Sì, lo chiamano il deserto d'Europa, facendo una ricerca su Google mi è piaciuto e così ho deciso. Adesso mi riposo, poi cominceremo ad organizzare.

Cosa ti aspetti da quella tappa?

Tanta solitudine e sopratutto tante belle domande, gente diversa, una lingua diversa, ma proprio perché non ho confini non voglio fermarmi solo a ciò che conosco.

Cosa vorresti dire ai ragazzi di oggi che sono troppo presi dalla tecnologia e non escono più fuori di casa?

Alzati dal divano e vai, perché fuori c'è un mondo, che sia uscire in bici o a piedi a guardare un tramonto, a scoprire posti nuovi.

Che progetti hai per il futuro? Magari un giro d'Europa o del mondo.

Mi piacerebbe in Patagonia, deserti, luoghi molto avventurosi. Partirei anche fra due o tre giorni, l'importante è che la corsa porti anche un messaggio, correre e tornare senza aver portato a casa niente non ha senso. Un piccolo esempio è che grazie a questa corsa la pagina Facebook di Emma è cresciuta molto.

L'intervista finisce, saluto Nicola e torno a casa a piedi, pensando a quanto sia bello sentire la terra sotto i piedi.


A cura di Fabiola Porceddu